Dal governo arriva l’ok al piano di recupero delle liste d’attesa nella sanità pugliese

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I ministeri della Salute e dell’Economia assieme alla Agenzia nazionale Sanità hanno dato una “valutazione ottima” delle attività messe in campo dalla Regione Puglia con il piano di recupero liste d’attesa.

In una nota l’Ente regionale specifica che anche sulle «relative schede di monitoraggio trimestrale contenenti i dati trasmessi dalle aziende del sistema sanitario regionale» è stata «raggiunta una percentuale di erogazione in linea con quanto riportato nel piano regionale di recupero liste di attesa».


Il monitoraggio è suddiviso in tre aree: prestazioni ospedaliere, screening (mammografico, colorettale e cervice) e specialistica ambulatoriale. Nel corso del terzo trimestre sono stati recuperati 8.609 ricoveri ospedalieri, ovvero il 35% rispetto a quanto indicato nel piano di recupero che sommato ai risultati dei primi due trimestri, portano la Regione Puglia a un recupero unitario di 14.820 prestazioni (71%). Si tratta di prestazioni di complessità e priorità elevata come interventi maggiori, chirurgia oncologica, interventi cardiaci e trapianti. Anche per la specialistica ambulatoriale, pari al 26% con un numero di 69.329 prestazioni recuperate durante il terzo trimestre per un recupero totale del 73% rispetto alle 261.909 al primo gennaio 2022. È stata data valutazione positiva anche sul recupero delle prestazioni «dando conferma dell’importante percorso organizzativo e di rilancio messo in campo dalla Regione Puglia congiuntamente all’impegno dei professionisti delle Aziende Sanitarie impegnate nelle attività di prevenzione oncologica».

L’assessore regionale alla Salute della Puglia, Rocco Palese e il direttore del dipartimento regionale Salute Vito Montanaro hanno espresso «soddisfazione rispetto alla valutazione resa dai ministeri, confermando l’impegno della Regione Puglia a migliorare ulteriormente l’offerta sanitaria pugliese, nella piena consapevolezza che trattasi di piccoli passi volti a ridurre il disagio dei cittadini, aggravatosi a causa del periodo pandemico».

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