Ex Ilva: 98% lavoratori dicono sì a intervento diretto Stato

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Sindacati in pressing per un intervento diretto dello Stato nelle acciaierie dell’ex Gruppo Ilva.

Il referendum indetto da Uilm, Fiom e Usb infatti ha collezionato una valanga di sì: oltre il 98% dei votanti ha chiesto la ricapitalizzazione immediata di Acciaierie d’Italia da parte di Invitalia che salirebbe così in maggioranza amministrando in prima persona il ‘tesoretto’ da 1,7 mld sbloccato dal governo nelle scorse settimane e ponendo fine alla gestione di Arcelor Mittal che, accusano i sindacati, “ha solo depauperato la fabbrica”.

Un verdetto quello arrivato dai 5 siti di Acciaierie d’Italia, Taranto, Cornigliano, Novi Ligure, Racconigi e Marghera, importante per Uilm Fiom e Usb, che si accingono a riaprire la partita con il governo il prossimo 19 gennaio al Mimit, anche sotto il profilo della partecipazione: sono stati circa 6326 i lavoratori votanti considerato che almeno 4.700 sono in cassa integrazione, 1700 in Ilva As e 3000 in Acciaierie d’Italia.

Percentuali bassissime per i no all’1,15%, non più di 70 voti, mentre hanno complessivamente totalizzato quota 215 le schede nulle e quelle bianche. E’ con questo ‘incasso’ dunque che Uilm Fiom e Usb di Taranto, ad eccezione della Fim che non incrocerà le braccia né scenderà in piazza fino a che non sarà fatta luce sulle reali implicazioni del decreto del governo sulle imprese strategiche, torneranno a Roma il prossimo 19 gennaio per una nuova mobilitazione, probabilmente un sit-in, che accompagni l’incontro a via Molise.

A fare da sfondo lo sciopero di 8 ore per ogni turno ore proclamato per tutti e 5 i siti dalle 23 del 18 gennaio alle 7 del 20 gennaio.

Ma a voler “cambiare pagina” non sono solo i lavoratori di Taranto che accusano la gestione Arcelor Mittal di avere di fatto “depauperato” una fabbrica che stenta a produrre più di 3 milioni di tonnellate annue anche a causa dell’assenza di interventi strutturali e di manutenzione straordinaria e ordinaria necessari a garantire un futuro” ma anche gli enti locali della Puglia.

“Il Governo acceleri sul controllo pubblico dell’ex gruppo Ilva per voltare presto pagina dalla disastrosa gestione ArcelorMittal”, scrive ancora oggi il sindaco di Taranto e vicepresidente della provincia, Rinaldo Melucci in vista del prossimo tavolo. “Non si tergiversi su anacronistici scudi penali e si ancorino le erogazioni concordate dal ministro Urso all’avvio di un tavolo interistituzionale con la comunità locale, che affronti una volta per tutte la questione del piano industriale ed occupazionale, al pari di tutte le argomentazioni relative all’ambiente, alla salute e alle sorti dell’area ionica”, sollecita ancora Melucci prima di annunciare il “contributo proattivo” al Governo sotto forma di pacchetto di proposte: “nella confusione che la vicenda sta attraversando proporremo noi la nostra idea di accordo di programma sull’ex Ilva, muovendo dagli studi già prodotti dalla Regione Puglia”, dettaglia.

A muoversi nella direzione di un intervento diretto dello Stato anche le industrie tarantine che stanno vivendo la crisi dell’indotto, non ultima la sospensione a tempo di 145 imprese dalle attività del polo siderurgico.

Si terrà il 13 gennaio infatti il consiglio generale di Confindustria Taranto che prenderà una posizione in vista dell’incontro a Roma. Un primo commento a caldo era stato già espresso dal presidente Salvatore Toma nei giorni scorsi. Un giudizio di ombre e luci: “le notizie appaiono incoraggianti sul piano della continuità produttiva dell’azienda, che dovrà procedere di pari passo con i processi di ambientalizzazione ma per altri aspetti, non possiamo ancora esprimere soddisfazione fino a quando non avremo contezza che la nuova iniezione di liquidità sia volta a sanare la situazione non più sostenibile delle aziende fornitrici, che vivono da tempo una condizione di sofferenza non giustificabile. Si tratta, e continuiamo a ribadirlo da anni, di imprese grazie alle quali si regge la continuità dei processi produttivi”, aveva sottolineato.

Attesa dunque per l’incontro del 19 gennaio al quale parteciperanno, come annunciato dal presidente Franco Bernabè anche i vertici di Acciaierie D’Italia e nel corso del quale il governo sarà dunque chiamato a sciogliere il nodo sui tempi dell’annunciato riassetto della governance.

Il Ministro Urso comunque rassicura : “Lo Stato ha ripreso il suo ruolo sulla questione della siderurgia con autorevolezza, compostezza e serietà nell’intervento e il decreto lo dimostra, ma rispettando l’investitore straniero’.

 

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