Ex Ilva, Bonelli: “referendum esteso ai cittadini di Taranto su Decreto Governo”

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«Fanno bene i sindacati a proporre un referendum sul decreto del governo Meloni ma lo sarebbe ancor di più che le istituzioni locali, a partire dal comune, promuovano un referendum anche alla popolazione tarantina, che ha subito in questi anni, insieme ai lavoratori dello stabilimento, il prezzo più alto in termini di salute e, purtroppo, vittime a causa dell’inquinamento causato dalla malagestione dell’acciaieria. Questo decreto introduce l’immunità penale a favore degli amministratori ex Ilva e sancisce l’impossibilità da parte dell’autorità giudiziaria di emanare provvedimenti interdittivi, come ad esempio i sequestri nei confronti dello stabilimento, legando le mani ai magistrati» . Lo scrive in una nota il co-portavoce di Europa Verde e deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli, che prosegue:

«Per questo riteniamo importante una consultazione estesa per chiedere la cancellazione dell’immunità per i reati ambientali, che ristabilisca la possibilità per i magistrati di procedere a sequestri quando necessario. La città di Taranto attende da troppo tempo le bonifiche e la riconversione dello stabilimento, mentre altri soldi pubblici vengono erogati a favore dello stabilimento senza la richiesta da parte del Governo di alcun impegno in senso ambientale e sulla sicurezza sul lavoro. Si torna alla gestione Riva al quale si è consentito l’aumento della produzione senza alcun controllo sull’inquinamento che ha provocato danni drammatici alla salute della popolazione. Voglio ricordare che già la Corte Costituzionale con sentenza numero 58 del 2018 si era espressa dichiarando illegittimi gli articoli 3 del decreto legge 92 del 2015 e gli articoli 1 comma 2 e 21-octies della legge n. 132 del 2015 che, a seguito dell’incidente mortale sul lavoro di un operaio dell’acciaieria, aveva provveduto a norma di legge a sequestrare l’area».

«Ribadiamo che il decreto- prosegue l’ecologista– viola le norme dello Stato italiano in materia ambientale e quelle relative alla salute e alla sicurezza sui luoghi di lavoro, infliggendo un colpo mortale alle possibilità di riscatto sociale, di risanamento ambientale di un luogo che da decenni è martoriato dall’inquinamento».

«Questo provvedimento, inoltre, contrasta con le decisioni della Corte di Giustizia Europea che ha condannato l’Italia per il grave inquinamento della città di Taranto. Il Governo Meloni invece di accelerare sulle bonifiche, utilizzando risorse per risanare luoghi altamente inquinati, sancisce con decreto legge che a Taranto c’è libertà di inquinare nell’impunità più totale, mettendo a rischio ancora la salute dei cittadini e impedendo loro le possibilità di riscatto» , conclude Bonelli.

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