I SONDAGGI D’OPINIONE: PERCHE’ NON SULLA GUERRA?

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E’ ben strano che pur con la mania dei sondaggi invalsa nel nostro Paese (come, del resto, nell’intero Occidente) a nessuno sia venuto in mente di farne uno, possibilmente approfondito, su quanto siano divisi gli Italiani  sul punto della guerra russo-ucraina.

Si tratta, è vero, di una guerra sui generis che non corrisponde ai canoni tradizionali di un  conflitto bellico, ma da anni gli americani ci hanno abituato a un’idea diversa degli scontri armati in cui agiscono da protagonisti. 

Questa volta c’è una novità in più. La guerra è more solito combattuta lontano, a notevole distanza dal territorio degli Stati Uniti, svolgendosi nel cuore dell’Europa, ma in più non vede impegnato neppure un soldato yankee: le mamme che votano Biden possono continuare a farlo senza timori di chiamata alle armi dei loro figli. Il problema, infatti,  è solo di “armare” di tutto punto gli Ucraini e soprattutto i battaglioni Azov che, in fatto di propensione agli scontri  alimentati da diversità ideologiche, sanno il fatto loro.

C’è il problema del danno economico subito da un’Europa già martoriata, a suo tempo, dai bombardamenti a tappeto della seconda guerra mondiale ma oggi, soprattutto,  duramente devastata da una pandemia che l’ha messa in ginocchio, costringendola a indebitarsi fino al collo, a tutto vantaggio dei detentori di denaro.

E ci sono soprattutto le voci malevoli di chi si dice conscio del fatto che il rifiuto del gas russo ha avuto soprattutto  l’effetto di migliorare le condizioni di bilancio degli Stati Uniti che subentrano nella vendita. 

Queste caratteristiche sui generis di una guerra che sembra piuttosto uno scontro (non vis a vis ma per interposti “attori”)  delle due potenze mondiali, già protagoniste della “guerra fredda”, qualche dubbio negli Italiani lo hanno, verosimilmente prodotto.

Perché non sentirli? E’ vero che le decisioni le prendono i governi e che tutte le forze rimaste in campo in Italia, dalla sinistra alla destra, sono tenacemente “atlantiste” e plaudono all’invio di missili a Zelensky, pur senza approfondire le cause più remote del conflitto in atto e accettando di buon grado di “stringere la cinghia”, ma non si dovrebbe dimenticare: 

a) che il numero degli astensionisti è notevole e che tra essi potrebbe esservi chi non ha votato proprio per l’omogeneità degli schieramenti favorevoli alla guerra;   

b) che i consensi  imprevisti ottenuti dal Movimento Cinque Stelle (che pure si era presentato agli elettori  in iniziale ma chiara debacle) potrebbero spiegarsi con la politica di Giuseppe Conte sul conflitto russo-ucraino e sui pericoli di un rinascente nazismo nel cuore dell’Europa; 

c) che il rischio di  un conflitto mondiale nucleare non è da sottovalutare.

Allora… coraggio: un sondaggio non dovrebbe negarsi a nessuno!

LUIGI MAZZELLA

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