Un popolo di cavie?

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La scienza è una gran cosa. Nessuno può disconoscere l’importanza della scienza e del suo progresso. Da un po’ di tempo però tra scienza e tecnologia abbiamo fatto un po’ di confusione per la eccessiva velocità della progressione nella loro evoluzione. In ogni caso da sempre si è capito che non esiste una conquista scientifica e tecnologica che non venga superata dalla successiva scoperta e invenzione. Ad esempio il telefonino di oggi sarà un rottame domani e quindi non ha quel valore insuperabile che la pubblicità ci fa credere.

Inoltre è sempre più diffuso l’uso di curare ogni tipo di malattia attraverso le statistiche; cioè: siccome non sono sicuri della bontà della terapia (che a sua volta altro non è che l’ultima tecnologia) si prova -possibilmente su larga scala- l’effetto sui pazienti e se va bene si asserisce della bontà della terapia; in attesa ovviamente di quella nuova e migliore; naturalmente mai va bene al 100% e quindi si precisa che andrà bene al 90 oppure 80 o altro. ll malato sa perfettamente di questi limiti di ogni terapia e quindi vorrebbe accedere a quelle il più possibile avanzate… possibilmente future e sperimentate su altri. Questo è sotto gli occhi di tutti e questo significa non certo che la scienza è infallibile ma esattamente l’inverso e cioè che è certamente superabile ed irta di trabocchetti sconosciuti.

La questione diviene così di fondamentale importanza per la sopravvivenza di ognuno di noi. Nessuno di noi vorrebbe capitare tra quella sparuta minoranza di sfortunati cui la terapia non ha effetto oppure è dannosa.

Questa non è una questione nuova ma antichissima perché antichissimo è il problema della fallacia delle cure e quindi il Diritto da sempre ha risposto a questa questione con una formula semplicissima: il medico può indicare, consigliare, dimostrare, ma la decisione ultima è solo del paziente. Anche se quest’ultimo non possiede nessuna competenza; e questo per una ragione semplicissima: qualunque competenza è nulla se rapportata allo scibile possibile. Quindi di fronte all’esito della terapia il competente e l’incompetente hanno le stesse chance di azzeccare e quindi il Diritto di sempre e per sempre, il Diritto Naturale, (poi ribadito in tantissimi codici tra cui spesso si parla di quello di Norimberga) non entra nel merito medico ma non permette a nessuno di superare la volontà del paziente che deve anche essere informato al meglio. La pelle è sua e quindi decide lui!

Nessuno, mai, in nessun luogo e in nessun caso ha il diritto di violare questo cardine fondante della civiltà.

Il premiar israeliano Netanyahu ci dice in una intervista che gira nel web e che sembra vera (anche se faccio fatica a darle credito) di aver ottenuto dalla Pfizer il privilegio di somministrare i vaccini alla popolazione del suo paese prima degli altri perché “lo useremo per dirvi (alla Pfizer ndr) se questi vaccini… cosa fanno alle persone, non alle singole persone ma statisticamente” e siccome hanno un database di primissimo ordine in Israele potranno farlo meglio di ogni altro al mondo; “così Israele è divenuto, come dire…il laboratorio per Pfizer…così si può creare un’industria biotecnologica che non si è mai sentita fino ad ora, inimmaginabile”; cioè lo sviluppo delle biotecnologie è l’obiettivo vero e quindi è più importante della vita e del futuro di una persona? Nel nostro caso di un intero popolo? Le biotecnologie -e le tecnologie in genere- costituiscono la riedizione odierna del Vitello d’oro di biblica memoria? Il nuovo Dio cui inchinarsi e per cui morire o uccidere? E questo signore che guida quello stato non teme che il suo popolo non apprezzi una idea del genere? O anche il suo popolo la pensa alla stessa maniera? E che razza di mentalità hanno? Da chi l’hanno avuta? Non è forse la stessa mentalità che ci ha imposto le vaccinazioni in tutto il mondo?

Ancora una volta, quale odierna modesta testimonianza della latinità quale orgogliosamente sono, gioisco della mia “arretratezza” che ha permesso nei secoli a tutti quelli come me, di distinguersi dalle cavie, e quindi rimango fedele alla legge e alla saggezza di sempre e per sempre che è lo jus naturalis nato non certo da qualcuno o da un interesse o da una moda o da una sbandata culturale ma da millenni di convivenza civile.

CANIO TRIONE

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