Puglia über alles per Sgarbi con il suo “Canova”, da Fasano un appello culturale alla Pace a precedere Bari

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Prossimo appuntamento a gennaio, chiusura col botto, per questo fine anno, per la rassegna “LibriAmo” «nata per far conoscere le nostre masserie promuovendo Cultura e Turismo» e organizzata per la Mondadori Point locale da Laura De Mola. E cosa di meglio, a questo punto, se non confermare l’incontro con Vittorio Sgarbi, confidando nel fatto che lui, pur nel suo vitale impegno nell’attuale Governo, laddove si tratti di diffondere Arte e Sapere non si sarebbe certo tirato indietro? Unicuique suum e le cose in grande, dunque, per questo appuntamento che definire evento non è certo esagerato. Nulla perciò lasciato al caso: inviti selezionatissimi per una cornice che più suggestiva e accogliente di così non si poteva (la splendida Masseria Torre Coccaro addobbata a Festa per Natale) per poi affidare la conduzione a un moderatore del calibro di Angelo Perrino, direttore di Affari Italiani.it. Tema incentrato sul celeberrimo scultore di Possagno, anche per celebrarlo nel secondo centenario dalla sua morte nonché ragione dell’ ultimo saggio di Sgarbi, “Canova e la bella amata” – La nave di Teseo Editore: e cioè, pur nelle sue ridotte dimensioni, oggi il libro più completo su un’artista che «rappresenta la sintesi perfetta tra il mondo antico e quello moderno» anche per la novità della scoperta fatta a Cremona da lui, nel 2017, di una testa firmata dal Canova finallora assolutamente ignota e subito ribattezzata, perlappunto, “La bella amata”. Quanto basta a spiegare la sala gremita tutta per lui che, il 19 scorso, ha calorosamente accolto il noto critico ferrarese (nonché attuale Sottosegretario alla Cultura) e la scelta caduta su questo rinomato resort pugliese, circondato com’è da ulivi secolari, mandorli e carrubi, a pochissimo dal mare e in piena Valle d’Itria. Molti tra i presenti, in ogni caso, quelli che già lo conoscevano bene il “Canova”, grazie al tour di successo a lui dedicato e andato in giro per tutti i teatri d’Italia proprio per e con Sgarbi; una ragione non certo sufficiente nemmeno per loro, comunque, a disertare l’appuntamento, ben sapendo che lui di sicuro non si ripete mai, neppure quando ha una scaletta predefinita da rispettare per tempi ed immagini. E hanno avuto ragione: ecco così uno Sgarbi andare a ruota libera e, ricordando il Canova anche come capace politico del suo tempo (riuscì infatti a far rientrare dalla Francia molte delle opere trafugate da Napoleone) trovare così lo spunto del suo famoso «L’artista ha l’obbligo morale di preservare l’arte» per parlare dell’oggi e della necessità di difendere in nostro ineguagliabile patrimonio, ricchezza assoluta del Belpaese e voce importante del nostro Pil. Inevitabile a questo punto, parlando della Bellezza dell’Italia in pericolo e di «un paesaggio non meno importante delle opere d’arte» anche un riferimento particolare ai luoghi: «siamo in una delle regioni più belle e martoriate d’Italia …e nessuna regione ha patito come la Puglia la violenza di un eolico selvaggio che è contro qualunque civiltà e qualunque rispetto di una terra meravigliosa come l’Italia e la Puglia». Ovvero, quest’ultima, una terra appunto riempita e deturpata da 2600 pale eoliche in gran parte ferme, in ossequio a una male interpretata transizione ecologica che serve solo ad arricchire le grandi multinazionali straniere e personaggi senza scrupoli.Uno Sgarbi in forma smagliante quello che, divertendo il pubblico con i suoi inimitabili accostamenti, ha dunque regalato ai presenti un indimenticabile ritratto a tutto tondo dell’autore di capolavori senza eguali come la “Venere Imperiale” Paolina Borghese”, “Le tre Grazie“ o “Amore e Psiche “… Ma non per questo dimenticando, da pensatore libero qual è e al di là dei ruoli, la realtà del tempo che viviamo e in cui è calato anche lui, come tutti, ma con la consapevolezza che gli deriva dalla sua sconfinata cultura. Ecco così la descrizione e racconto de ”La pace di Kiev “ divenire pure occasione per una riflessione amara, sulla guerra in corso, e su tutte le guerre come «crimini contro l’Umanità in cui sono sconfitti tutti…né si può pensare – sintetizzando – che il dolore di una madre russa per la tragedia del figlio morto, per quanto occupante, sia diverso da quello di una madre ucraina». “Ragione e Passione” che con lui si traducono in pensiero ed azione, non a caso perciò a Firenze (gemellata con la capitale ucraina dove vi è l’originale nel Museo Nazionale ) il gesso originale del Canova «di questa statua a metà strada tra Russia e Ucraina » nella speranza che sia di ispirazione «a cercare la Pace su cui ciascuno di noi conta» ma, purtroppo ed evidentemente, non cercata abbastanza, secondo noi, al pari della verità vera su questo conflitto che da un momento all’altro può cancellare il Mondo.Un appello anche al mondo culturale e laico, dunque, quello lanciato da Sgarbi e proprio dalla terra da cui partì con Andreotti e Wojtyla, nel ’90 da Bari, la più grande iniziativa per la Pace della storia, in perfetta unione d’intenti tra Politica e Chiesa. Non certo le condizioni di allora, le attuali, con un Governo che deve fare necessariamente i conti con un’Europa divisa, segnata da scandali e ingerenze straniere e, per di più, con un Esecutivo che, appena insediatosi, deve pure fronteggiare gli attacchi di opposizioni a vario titolo cui plausibilmente importa più il consenso interno che le sorti della Nazione. Ma ecco che, ad appena tre giorni da Fasano, è comunque da Bari, naturale “Ponte tra Oriente ed Occidente”, che la Chiesa ha riacceso la fiamma della speranza o meglio, come avvenne nel’90, la grande “coppa dell’uniflamma”: il simbolo fisico, cioè, dell’unione tra i cattolici cristiani e quelli ortodossi, nel nome dello stesso Dio e sotto la protezione di S. Nicola. Oltre mille fedeli, 25 vescovi italiani e stranieri e padrone di casa Mons. Giuseppe Satriano, insieme al Card. Matteo Maria Zuppi della CEI, una manifestazione spettacolare quella conclusasi con una Messa congiunta nella basilica di S. Nicola cui hanno partecipato le massime autorità civili e militari, con la presenza del Governatore Michele Emiliano, del Sindaco metropolitano Antonio Decaro e pure la partecipazione del Sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti.Così la Chiesa, a dar seguito finalmente agli appelli di Papa Francesco con questo piccolo, ma importante passo verso un tentativo di dialogo e di Pace. Non certo sufficiente a sperare, però, nemmeno in una tregua a breve, giacché, spostando ora il discorso sul fronte della geopolitica, il Presidente USA Biden e quello ucraino Zelensky non hanno trovato nulla di meglio, come cartolina di auguri per le feste al Mondo intero, che incontrarsi a Washington e siglare un accordo per ulteriori sostegni e anche per l’invio di missili “Patriot” all’Ucraina. Quanto, sintetizzando, significa che al tentato passo in avanti della Chiesa per la Pace, la grande politica internazionale filo atlantica ha subito opposto un concreto passo in direzione opposta. Un pericoloso gioco al Risiko, quasi un tecnologico Armaggedon contro Dio e con il destino dell’Umanità in ballo, è dunque un Natale di sangue quello che, in piena Europa, si prospetta. E speriamo pure senza un grande botto finale, magari per un incidente fortuito o procurato, visto che, una volta sgombrato il campo dalla popolazione civile in Ucraina, ottimo scudo e argomento di propaganda, non è poi da escludersi del tutto che Putin, incalzato dai suoi “falchi”, non possa anche mettere mano al suo terrificante arsenale strategico nucleare. Non certo il massimo, questo, per chiudere con gli Auguri ai nostri lettori, ma che davvero Dio ci guardi dall’alto e Buone Feste a tutti! Enrico Tedeschi (con la collaborazione di Giorgia Lecce Coccia)

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