Carceri: Sappe “i processi mediatici sono barbarie dell’informazione, confidiamo nella magistratura”

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«Prendiamo atto che, a seguito di indagine della Procura di Ivrea, sono 45 gli indagati tra appartenenti alla Polizia Penitenziaria, medici, funzionari e direttori pro-tempore del carcere di Ivrea nell’ambito di una nuova inchiesta, coordinata dalla procura, in merito ai pestaggi subiti dai detenuti della casa circondariale. I reati ipotizzati sono quelli di tortura con violenze fisiche e psichiche nei confronti di numerosi detenuti, falso in atto pubblico e reati collegati. Invito però tutti a non trarre affrettate conclusioni prima dei doverosi accertamenti giudiziari. La presunzione di innocenza è uno dei capisaldi della nostra Carta costituzionale e quindi evitiamo illazioni e gogne mediatiche». Lo dichiara Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.

«Niente è più barbaro dei processi mediatici. Ricordo a me stesso che, in molti casi ed in diverse città, detenuti sono stati condannati per calunnia per le false accuse di presunti pestaggi subiti da alcuni poliziotti penitenziari durante la detenzione. Noi confidiamo nella Magistratura perché la Polizia penitenziaria, a Ivrea come in ogni altro carcere italiano, non ha nulla da nascondere. Il nostro impegno è sempre stato ed è quello di rendere il carcere una ”casa di vetro”, cioè un luogo trasparente dove la società civile può e deve vederci chiaro, perché nulla abbiamo da nascondere ed anzi questo permetterà di far apprezzare il prezioso e fondamentale – ma ancora sconosciuto – lavoro svolto quotidianamente – con professionalità, abnegazione e umanità – dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria».

«La Polizia Penitenziaria, che lavora a Ivrea e nelle altre carceri piemontesi per adulti e minori, è formata da persone che hanno valori radicati – sottolinea segretario regionale Sappe per il Piemonte, Vicente Santilli un forte senso d’identità e d’orgoglio, e che ogni giorno in carcere fanno tutto quanto è nelle loro umane possibilità per gestire gli eventi critici che si verificano quotidianamente, soprattutto sventando centinaia e centinaia suicidi di detenuti. Ripeto, non abbiamo nulla da nascondere. Non si traggano, dunque, giudizi affrettati senza aver atteso prima i doverosi accertamenti giudiziari».

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