Presentazione del libro “il sequestro del marò” sulla vicenda del fuciliere Latorre

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Presentazione alla Camera, dalla marina all”incubo del processo, la malattia e lo Stato che lo lascia solo.

«Che lavoro faccio, di preciso? È una bella domanda, la risposta lo è di meno. Sono relegato in ufficio senza alcuna mansione effettiva, guardo il computer da mattina a sera. Io non mi lamento facilmente, ma la realtà è che non mi sento inutile: sono inutile».

Massimiliano Latorre, fuciliere di Marina dal 1994, racconta così il suo presente. Lui è uno dei due marò – l”altro si chiama Salvatore Girone – che furono accusati di aver ucciso due pescatori indiani durante una missione sulla petroliera Enrica Lexie nel 2012.

Era il 15 febbraio, al largo delle coste del Kerala i due fucilieri di Marina italiani, in missione per proteggere la nave in acque a rischio di pirateria, sparano in direzione di un’imbarcazione indiana in atteggiamento di attacco. Da quel momento, inizia per loro una vicenda piena di colpi di scena, un intrigo internazionale, tra crisi diplomatiche e dimissioni di ministri, conclusasi il 31 gennaio 2022, quando entrambi sono stati assolti dal gip di Roma.

Dieci anni che il militare di Taranto racconta in un libro che firma assieme a Mario Capanna, storico leader sessantottino, maitre a penser della sinistra italiana, che ricostruisce la storia di Latorre attraverso un volume-intervista, di 125 pagine – con annessa sentenza di assoluzione in appendice – in una emozionante lettura della vicenda che tenne banco, con non poche polemiche per tanti anni. Il volume, edito da La vita Felice, dal titolo ”Il sequestro del marò”, verrà presentato il 15 novembre, alle 12, nella sala stampa della Camera dei deputati. Latorre definisce Capanna «un fratello», tra i due scatta il feeling, non solo narrativo.

Capanna lo aiuta a tirare fuori la sua storia, che emerge sin dal racconto degli anni giovanili a Taranto.

«A seguirne le vicissitudini sembra di leggere un romanzo – scrive nella sua introduzione l”ex segretario di Democrazia proletaria –. Solo un film, forse, potrebbe mostrare compiutamente il percorso dei soprusi patiti, delle violenze sopportate, degli opportunismi, anche istituzionali, sofferti».

Per Capanna Latorre è un uomo e un militare «che ha la schiena diritta, e non l’ha mai piegata, neanche nei momenti peggiori». Uno che «non disattende gli ordini – si legge ancora – ma pensa e ragiona sempre con la propria testa. Persona scomoda, dunque, dati i tempi, nei quali chinare il capo sembra divenuto per tanti arte sopraffina».

«Grazie a lui è venuto fuori un racconto davvero intrigante e coinvolgente. Che è una lezione di vita», assicura Capanna. Una vicenda che potrebbe tornare in tribunale, con questa volta il marò che potrebbe far causa allo Stato italiano, chiedendo un risarcimento per essere stato rimandato in India, dove avrebbe rischiato la pena di morte.

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