In Italia sempre più famiglie chiedono l’Isee, il 6% sotto i 6.000 euro

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Tra il 2019 e 2020 in Italia si è registrato un aumento del 20% dei nuclei familiari con un Isee inferiore a 6.000, con una crescita dal 9,3% all”11,2%, mentre le famiglie con Isee sotto la soglia di 10.000 euro sono salite, nello sesso periodo dal 13,8% al 16.0%. I dati allarmanti – citati da YouCaf.it, la piattaforma online di assistenza previdenziale e fiscale – fanno emergere statisticamente quanto le famiglie italiane siano in sofferenza a causa della crisi scivolando – specie nel periodo pandemico – sotto o comunque vicino alla soglia di povertà. Nel corso del 2020 fa sapere YouCaf.it – secondo il rapporto Isee del Ministero del Lavoro del 2022 – sono state presentate 9,5 milioni di Dsu (Dichiarazioni sostitutive uniche), 1,6 milioni in più rispetto all”anno precedente, con un tasso di crescita che, come già nel 2019, supera il valore del 20%.

Tale crescita è un chiaro segno della difficoltà economica delle famiglie che sempre più frequentemente si rivolgono allo Stato sociale per avere agevolazione nel pagamento di libri, strutture sociosanitarie, asili, mense scolastiche, utenze energetiche, servizi di trasporto pubblico, studio universitario e molto altro. Ma il dato più significativo è che gli individui totali, presenti nei nuclei familiari che hanno richiesto un Isee nel 2020 sono oltre 21 milioni, circa 3,2 milioni in più rispetto al 2019 (+17,5%), con una copertura sulla popolazione residente che raggiunge il livello del 36%, stando sempre a dati ufficiali della Repubblica italiana.

Bisogna osservare che le Dsu presentate on-line attraverso lo Spid con i sistemi messi a disposizione sul sito dell”Inps hanno raggiunto nel 2020 la quota di 900 mila, oltre il triplo di quanto osservato nel 2019, facendo diminuire di conseguenza la quota di coloro che si rivolgono ai Caf (91% nel 2020, erano il 96% nel 2019) ma il numero sarebbe di gran lunga superiore se le interfacce istituzionali fosse più smart e agevoli, cosa che evidentemente impedisce ancora al 91% degli utenti (non solo italiani ma anche immigrati con regolare permesso) a rivolgersi agli uffici di assistenza fiscale tradizionali.

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