A Taranto la birra prodotta dai detenuti con l’acquacoltura delle cozze

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Cosimo ha 53 anni, è di Brindisi e ha trascorso gli ultimi 25 anni dietro le sbarre del carcere di Taranto. “Sconto un ergastolo“, sussurra nei corridoi che conducono a una stanza particolare, la stessa che gli regala ogni giorno la speranza del futuro.

È il birrificio, presentato oggi, allestito nell’istituto di pena ionico che impiega una decina di detenuti. Il progetto si chiama “Birrificio in carcere” by birra pugliese “Riscattarsi con gusto” e prevede una serie di iniziative finalizzate a contrastare le recidive. La produzione di birra artigianale all’interno del carcere di Taranto permette ai detenuti di realizzare un percorso di formazione e inclusione applicato alla produzione e mescita di birra artigianale a km zero. Cosimo è stato il primo a finire la formazione e a potersi fregiare di un contratto di lavoro regolare. «Ho sbagliato nella mia vita – dice – avevo poco più di venti anni quando ho iniziato a percorrere la strada che mi ha fatto finire qui. Adesso però mi sento realizzato, ho un lavoro che mi soddisfa e che mi piace».

Con lui, che indossa grembiule, guanti e stivaloni, ci sono altri detenuti che lavorano gli ingredienti principali della birra. «Abbiamo iniziato a sperimentare una ricetta della birra fatta con il pane raffermo che altrimenti andrebbe buttato e un’altra con l’acqua di cottura delle cozze che segna il legame con la città. Avrà un sapore decisamente più sapido», spiega Espedito Alfarano, mastro birraio e direttore del progetto. Per ora la birra sarà distribuita con il passaparola, ma già si scommette su canali di distribuzione organizzati.

La produzione stimata è di seimila litri mensili «ma puntiamo a raddoppiarli», continua Alfarano. La birra spillata e servita in bicchieri che sembrano in plastica ma sono realizzati con il mais non è il solo progetto a essere stato promosso tra le mura del penitenziario: nella sezione femminile è nata una sartoria e a breve sarà creato un calzaturificio. «Vogliamo dare una possibilità a chi è in cella, regalare la speranza di un futuro diverso dal passato che li ha portati qui. è un investimento per noi e per la società», conclude il direttore del carcere Luciano Mellone.

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