MATARRESE, IL CRACK SAREBBE DI 20 MILIONI

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Un presunto crack di oltre 20 milioni di euro che ha svelato un’esposizione debitoria di 70 milioni delle aziende del gruppo Matarrese.

Una famiglia, quella dei Matarrese, molto conosciuta nel capoluogo pugliese per essere stata proprietaria del Bari Calcio e per aver costruito nel 1995, tra mille polemiche ma con i permessi alla mano, l’ecomostro ‘Punta Perotti’ che chiudeva il lungomare a sud di Bari, abbattuto nel 2006.

Proprio per cercare prove sul crack la Procura di Bari ha ordinato una serie di perquisizioni e ha indagato il management del gruppo edile Matarrese e i loro presunti complici.

L’accusa è di bancarotta fraudolenta per distrazione e dissipazione, per fatti compiuti dal 2016 ad oggi.

Gli indagati sono l’ex presidente della Figc Antonio Matarrese con il fratello Amato e i familiari Salvatore e Marco Matarrese, di 60 e 49 anni; gli imprenditori salentini Valerio De Luca e Oronzo Trio, Vitangelo Pellecchia e il commercialista leccese Marco Mandurino.

Sia gli indagati sia le otto società coinvolte hanno subito perquisizioni con il sequestro di documenti contabili ed extracontabili, acquisizioni delle memorie dai server aziendali, dai pc, dagli hard disk e dagli smartphone. In particolare, le indagini della Guardia di Finanza si concentrano su tre società della famiglia Matarrese: la Icon srl, la holding Finba spa e la Betonimpianti srl.

Secondo l’accusa, gli otto imprenditori avrebbero provocato il dissesto della Betonimpianti e della Icon (fallita il 20 aprile 2022). Per la Icon sarebbero state compiute operazioni dolose consistite nel “reiterato e sistematico inadempimento delle obbligazioni tributarie e previdenziali” per 1,8 milioni circa e avrebbero svuotato la società dei beni mobili e immobili posseduti perché’ la famiglia Matarrese la riteneva “un pericoloso serbatoio di debiti”. Infatti, la Icon venne “affibbiata al prezzo di un euro” alla Sodelva srl, verosimilmente, secondo gli inquirenti, costituita ad hoc in previsione del crack. Un copione simile – sostiene l’accusa – è stato seguito per il depauperamento del patrimonio della Finba (in procedura concorsuale) con due operazioni finanziarie.

La prima riguarda la Salvatore Matarrese spa, in concordato preventivo. Questa il 4 febbraio 2022 ha ceduto alla Strade e Condotte spa, partecipata al 100% da Finba, l’intero capitale sociale dalla Matarrese srl, il cui valore nominale era di 9 milioni e 75mila euro, al prezzo di 7 milioni. L’operazione, però, per effetto dei 2,6 milioni di accollo dei debiti della Matarrese srl, sarebbe costata complessivamente circa 11,2 milioni. La seconda operazione avviene dopo soli 18 giorni, il 22 febbraio, quando l’intera quota di partecipazione al capitale della Matarrese srl è ceduta da Strade e Condotte alla Immobiliare e Costruzioni al prezzo di 5 milioni, “con un decremento di circa sei milioni di euro”.

Dall’esame degli atti – sempre secondo l’accusa – emergono altri dettagli sulla cessione delle poste aziendali che hanno portato al crack. Ad esempio la Finba ha basato il proprio risanamento su un accordo di ristrutturazione dei debiti che comporta un danno rilevante alle società del gruppo, la Betonimpianti e Ecoambiente, già in evidente stato di insolvenza. Queste due società, dicono ancora investigatori e inquirenti, hanno accettato quale pagamento dei crediti che vantavano da Finba altrettanti crediti, sempre nei confronti di società del gruppo Matarrese, già in procedura concordataria, quindi insolventi.

LA RISPOSTA DELLA FAMIGLIA

 La famiglia Matarrese a chiarimento delle notizie apparse sugli organi di stampa in merito alle iniziative investigative e giudiziarie che interessano alcune società del Gruppo stesso precisa che “queste iniziative hanno comportato la sola acquisizione di documentazione ritenuta utile ai fini dell’indagine – scrivono in una nota -. Pertanto, le società del Gruppo interessate sono e restano pienamente operative nella loro autonomia“. La famiglia Matarrese, “ribadendo l’assoluta legittimità e liceità dei comportamenti tenuti dalle società interessate e dai relativi organi di gestione, confida pienamente nell’operato dell’Autorità Giudiziaria“.

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