Taranto: crescono i pagamenti da saldare per l’ex Ilva

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Dalle imprese dell’indotto, che avanzano 100 milioni di euro, all’ente che fornisce l’acqua per l’uso industriale, in credito di 375mila euro per 2,6 milioni di metri cubi. E’ esteso il fronte dei pagamenti che Acciaierie d’Italia, ex Ilva, deve onorare.

Tuttavia, l’azienda da mesi ha scarsa liquidità ed il circolante è ridotto ai minimi termini, tanto che si spera che qualcosa possa arrivare dalla dote del Dl Aiuti Bis (un miliardo). I 100 milioni di euro che avanza l’indotto sono un dato fornito da Confindustria Puglia e Taranto. E qualcosa, su questo versante, pare che si stia muovendo. Secondo fonti industriali, alle aziende che vantano uno scaduto considerevole, Acciaierie d’Italia avrebbe proposto un piano di rientro. Inoltre, rilevano le stesse fonti, si sono un po’ rimessi in moto gli ordini che sinora erano bloccati. 

Si tratta di ricambi, lavori e manutenzioni. In ogni caso, il tema relativo ai crediti vantati dall’indotto resta rilevante. E dopo aver chiesto ad Invitalia di destinare ai pagamenti arretrati e alla liquidita’ di Acciaierie d’Italia parte del miliardo di euro che col dl Aiuti Bis il Governo ha finalizzato alla ricapitalizzazione della societa’, Confindustria, con l’apporto della struttura nazionale, si starebbe ora muovendo per incontrare la stessa Invitalia. Quest’ultima, che fa capo al ministero dell’Economia, in Acciaierie d’Italia partner pubblico di minoranza del privato ArcelorMittal, è infatti delegata dal dl, nel frattempo divenuto legge, a studiare forme e tempi dell’operazione.

Un altro costo significativo per l’ex Ilva è quello del gas, la cui bolletta è considerevolmente cresciuta negli ultimi mesi. Benchè possa contare sul gas di recupero derivante dagli impianti, l’ex Ilva ha comunque bisogno di gas dalla rete. Sia perche’ quello di recupero ha un potere calorifico minore rispetto a quello della rete (potere che decresce dalla cokeria alle acciaierie), sia perché il gas “esterno” serve ad alimentare centrali, forni di riscaldo dei treni di laminazione e gli altri stabilimenti del gruppo. E ci sono anche i costi dell’acqua da fronteggiare.

C’e’ infatti una fornitura di 2.687.645 milioni di metri cubi per uso industriale tra i debiti che Acciaierie d’Italia deve saldare. E’ acqua utilizzata per raffreddare gli impianti. Sono 375.260,54 euro da corrispondere all’Ente per lo sviluppo dell’irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia, Lucania e Irpinia (Eipli). L’importo e’ relativo a due fatture di agosto scorso. Una, per la fornitura dall’impianto del Tara, riguarda 1.874.880 metri cubi di acqua. Sono da saldare 172.172,11 euro per l’erogato e 17.217,21 per l’Iva al 10 per cento. Totale: 189.389,32 euro. L’altra, invece, e’ relativa alla fornitura dal Sinni: 812.765 metri cubi. Qui l’ammontare dell’erogato è pari a 168.973,84 euro cui vanno aggiunti 16.897,38 di Iva per un complessivo di 185.871,22 euro. Su proposta del responsabile del servizio amministrativo, il commissario dell’ente, Nicola Fortunato, ha disposto, con un doppio decreto del 29 settembre, «di autorizzare l’assunzione dell’accertamento e riscossione».

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