Taranto: contro il randagismo la soluzione non è l’avvelenamento

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Si chiamano Maya e Africa e sono un pastore tedesco e un pastore belga arruolati nella pineta di Riva dei Tessali, nel Tarantino, per scongiurare l’avvelenamento di altri cani. L’iniziativa dei carabinieri segue il ritrovamento di tre carcasse di randagi che, con ogni probabilità, sono stati uccisi da bocconi avvelenati. I cani, infatti, erano curati da alcuni cittadini che fornivano loro cibo e acqua. Poi, nel giorni scorsi, sono stati trovati senza vita. Sulle carcasse sono in corso le analisi nell’istituto zooprofilattico di Taranto.

Intanto, Maya e Africa svolgono ispezioni preventive soprattutto nelle aree a maggior rischio o che sono frequentate da specie faunistiche di particolare valore naturalistico. I controlli vengono pianificati con cura e attuate attraverso l’impiego alternato dei cani disponibili, in modo che lavorino in piena efficienza. Il cane perlustra il territorio, indirizzato e seguito dal proprio conduttore ed è seguito da altre unità dei forestali. Quando il cane individua e segnala del materiale sospetto, sedendosi vicino, il conduttore lo premia con giochi e carezze.

«Un boccone avvelenato può innescare un’inarrestabile e agghiacciante catena di morte: per primi muoiono gli animali che lo ingeriscono, ma le loro carcasse avvelenate rimangono delle micidiali esche assassine pronte a colpire gli animali che se ne ciberanno», fanno sapere i carabinieri che invitano a segnalare la presenza di «bocconi o carcasse trovati in aree naturali e urbane».

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