Bernabè, la transizione dell’ex Ilva è la sfida più ambiziosa

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Traghettare l’ex Ilva di Taranto verso l’idrogeno entro i prossimi dieci anni è l’obiettivo del piano di transizione industriale illustrato questa mattina alle Commissioni del Consiglio regionale pugliese dal presidente del Cda di Acciaierie d’Italia Spa, Franco Bernabè«Si tratta del progetto più ambizioso tra quelli che si stanno realizzando in Italia, un progetto lungo e complesso e che richiede 5,5 miliardi di investimenti», ha esordito.

Un piano che ha «l’ambizione di rilanciare il polo dell’acciaio italiano e di farlo in condizioni di grande innovazione, investendo anche nella filiera tecnico-scientifica». Il punto cruciale, secondo Bernabè, è uno: la fabbrica non può essere chiusa, tantomeno è ipotizzabile sospendere anche temporaneamente la produzione.

«Lo stabilimento – ha sostenuto il presidente – deve rimanere in vita e deve produrre acciaio ambientalmente compatibile». Una chiusura sarebbe deleteria per la stessa città di Taranto perché quel polo industriale dismesso si trasformerebbe «in una bomba ecologica, come Bagnoli». Quindi, «lavoriamo tutti quanti concordemente per sviluppare questo stabilimento, se viene abbandonato il problema non è più risolvibile», ha avvertito Bernabè.

Il presidente di Acciaierie ha illustrato il cronoprogramma sino al 2032: «L’obiettivo finale – ha spiegato – è la completa decarbonizzazione. Deve essere un impianto capace di usare l’idrogeno, quindi servirà una riconversione graduale»«Il secondo obiettivo – ha proseguito – è l’occupazione attraverso il recupero della competitività. Il terzo obiettivo è la sostenibilità economica; il quarto è la crescita, far crescere la cultura dell’acciaio».

«Il piano – ha precisato – si sviluppa su un decennio, 2022-2032: entro il 2024 saranno svolti interventi sull’area a caldo per un investimento da 1,4 miliardi. Tra il 2024 e 2027 ci sara’ l’attivazione del primo forno elettrico». Bernabè ha poi assicurato che «entro maggio del 2023 verranno completati tutti gli investimenti di protezione ambientale», ricordando che «sono stati investiti 700 milioni».

E ha più volte ribadito il ruolo decisivo di ArcelorMittal: «E’ stata una scelta saggia quella di incentivarla a rimanere; con i se e con i ma non si fa la storia ma credo» che il polo siderurgico «avrebbe avuto grandi difficoltà a sopravvivere senza Arcelor» .

Quanto alle bonifiche, ha evidenziato che dei «circa 400 milioni» allocati «dieci anni fa», finora «è stato speso molto poco». Facendo poi una riflessione sulla crisi energetica dovuta alla guerra in Ucraina, Bernabè ha detto che «il governo dovrebbe prevedere un piano di emergenza di razionalizzazione del gas».

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