Scialdone LI.SI.PO.: così si vorrebbe zittire i piccoli sindacati

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Così ha dichiarato il Segretario Nazionale del Libero Sindacato di Polizia (LI.SI.PO.) Marco Scialdone: l’Amministrazione della Polizia di Stato adotta, così come atteso ansiosamente dalle Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative, previa apposita Circolare applicativa, l’art. 30, comma 2, lettera “f” del D.P.R. 20 aprile 2022, n. 57, che comporta la modifica dell’articolo 35 del D.P.R. 164/2002 inerente alle Federazioni sindacali.

Per semplificare: prima della modifica normativa seppure i Sindacati minori si aggregavano per ottenere maggiori guarentigie, mantenevano le proprie identità; con la nuova disciplina, chi si aggrega perde l’autonomia politica ed economica con il vincolo minimo di tre anni, in favore del Sindacato maggiormente rappresentativo all’interno della costituenda formazione. Per maggiore chiarezza, ciò vorrebbe comportare l’annientamento dei Sindacati di categoria minoritari, per far confluire, forzatamente, i loro tesserati sotto l’egida dei Sindacati maggioritari della “coalizione”, non tenendo conto delle ideologie e delle persone a cui gli iscritti danno fiducia, in nome ed a beneficio della “rappresentatività”.

La rappresentatività, è sì requisito necessario per contrattare con l’ARAN e discutere di materie contrattuali, oltre che per aver riconosciuti i premessi e le aspettative sindacali, ma chi vuole e sa fare per difendere i diritti della categoria, riesce a farlo anche senza essere rappresentativo, come ampiamente dimostrato in questi ultimi anni dal LI.SI.PO. Pertanto, incuranti delle volontà dei singoli Poliziotti iscritti e delle loro esigenze di identificarsi con l’una o l’altra sigla Sindacale, a monte qualcuno dei (pre)“potenti” ha spinto acché si giungesse a tale imposizione per Legge, costringendo i Dirigenti delle varie Organizzazioni minoritarie alla scelta obbligatoria: accettare l’imposizione o non aggregarsi ad altri, rinunciando così alle prerogative riconosciute ai Sindacati numericamente più cospicui.

Tralasciando gli interessi dei lavoratori che dovrebbe rappresentare, qualcuno ha dunque pensato, cercato ed ottenuto di curare solo i propri interessi: più numeri, più voce in capitolo, più soldi. Si realizza dunque un malevolo disegno per cercare di zittire i piccoli Sindacati, con modifiche normative artificiosamente fatte passare come indispensabili, quando, in realtà, la legislazione preesistente ha garantito ed avrebbe continuato a garantire tutti i princìpi di democrazia e tutela dei diritti associativi, sanciti dalla Costituzione Italiana e già recepiti dalla Legge n° 121 del 1° aprile 1981.

Verrebbe da chiedersi che fastidio danno i piccoli Sindacati alle grandi Organizzazioni e, quindi, vale la pena spendere due parole e fare qualche esempio per chiarire il quadro della situazione, come segue:

Erano 26 anni (dal 1992 al 2018) che i buoni pasto in favore dei Poliziotti valevano 4,65 Euro (ex 9000 Lire) in formato cartaceo. 

A seguito di due volantinaggi ed un’interrogazione Parlamentare da parte dell’On. Carlo Fatuzzo del Partito dei Pensionati (n.°3-00356 del 28 Novembre 2018), il LI.SI.PO. ha ottenuto dal 1° Gennaio 2019 l’aumento del valore dei buoni pasto a 7 Euro in formato elettronico; 

Sempre su insistenza del LI.SI.PO., dopo cinque note sindacali, una manifestazione davanti al Palazzo “Viminale” e sotto al Commissariato di Pubblica Sicurezza “Casilino Nuovo” di Roma, nonché un’altra Interrogazione Parlamentare gentilmente inoltrata dall’On. Carlo Fatuzzo (la n.° 3-00634 del 21 Marzo 2019) circa la necessità improcrastinabile di trasferire quegli Uffici fatiscenti presso la nuova sede (dopo circa 5 anni dall’individuazione), nei primi giorni di Giugno 2019 si è concretizzato il trasferimento;

Dal 2018 il LI.SI.PO. sta portando avanti la dura battaglia per risolvere l’annoso problema dei ritardi nei pagamenti del primo rateo di pensione (ci sono diversi casi di persone dopo aver servito lo Stato per molti anni, vengono lasciate diversi mesi senza percepire un Euro) e della liquidazione del Trattamento di Fine Servizio in due tranche (circa due anni – due anni e mezzo per la prima parte e altrettanti per la seconda). Con l’interrogazione Parlamentare 5-03891 del 5 maggio 2020, mossa dai deputati di Fratelli d’Italia FERRO, PRISCO e DEIDDA al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ed al Ministro dell’Interno, in accoglimento della richiesta del Libero Sindacato di Polizia (che insieme ai relativi dati, nell’esporre la tematica ne ha anche fornito proposte per la soluzione), si sta realizzando un Polo, d’intesa tra l’Inps e il Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza, finalizzato a far gestire le relative pratiche dei Poliziotti da personale tecnico della Polizia di Stato all’uopo preposto, anche al fine di ridurre l’attesa per la liquidazione del Tfs, (alla stregua di quanto già posto in essere con l’Arma dei Carabinieri e con la Guardia di Finanza).

Durante la pandemia il Libero Sindacato di Polizia, controcorrente rispetto ad altre sigle, si è da sempre dichiarato contrario al “green pass” per l’accesso ai luoghi di lavoro, mentre ha chiesto, invano, la gratuità dei tamponi per garantire la non positività al Covid-19. Inoltre, ha difeso, con manifestazione di piazza, le istanze dei colleghi estromessi dal lavoro e lasciati senza stipendio per non essersi sottoposti all’iniezione del siero sperimentale detto “vaccino”, eccependone l’incostituzionalità. 

Tutto ciò – ha concluso Marco Scialdone – dà sicuramente fastidio a chi, inerte, siede su poltrone agiate, per timore di delegittimazione “popolare” e, pertanto, meglio per loro se i piccoli tacciono.

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