Lavoro, sos dei giovani pugliesi: «Sconfortati e decisi ad andare via»

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“Dal mondo dei giovani pugliesi parte l’Sos. Sono sconfortati quando pensano al lavoro e decisi ad andare via”. E’ il quadro che emerge, secondo la Cgil di Taranto, dai dati parziali della ricerca condotta dalla Rete Studenti Medi di Taranto, Martina Franca e Cisternino attraverso un questionario online dal nome emblematico, “Incazzati a nero”.

Il campione a cui fa riferimento attualmente la ricerca è di circa 200 ragazzi. Il 50% di loro ha tra i 18 e i 25 anni, il 33% dai 16 ai 17, ma addirittura il 15% ha meno di 15 anni. I risultati sono stati presentati nella sede della Cgil ionica da Matteo De Robertis, Gabriella Minzera e collegato da Padova, Paolo Notarnicola, per la Rete Studenti Medi, dal segretario della Cgil di Taranto, Giovanni D’Arcangelo, dal segretario del Nidil Cgil, Daniele Simon e da Viviana Lusso della Flc Cgil.

«I primi dati parziali raccolti in tre giorni di somministrazione on line – ha sottolineato D’Arcangelo – raccontano di una Puglia che ai suoi cittadini più giovani non appare l’Eldorado proposto in chiave turistica. Il 77% di loro è disposto, infatti, ad abbandonare per sempre la sua terra natia. E di questi il 40% a lasciare l’Italia. Il 36% ha lavorato per più di 8 ore al giorno, e per i 2/3 di loro il lavoro era rigorosamente in nero. Quelli che testimoniano di aver lavorato con un contratto nel 20% dei casi non lo hai mai visto o ricevuto».

Poi il rapporto tra scuola e mondo del lavoro. Nel questionario si chiede ad esempio quanta coerenza con il proprio percorso di studi avevano ritrovato nelle mansioni che avevano svolto. Il 62% risponde di aver fatto «ben altro rispetto alla formazione ricevuta».

Giudizio negativo è stato espresso dai ragazzi anche sui PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento) ovvero l’ex alternanza scuola-lavoro. Il 40% trova questi percorsi di nessuna utilità. Il 30% di poca utilità. «I giovani – ha osservato Matteo De Robertis della Rete Studenti Medi – non sono i bamboccioni e non sono quell’idea romantica del ragazzo a bottega che sta lì per imparare».

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