Associazione “Amici Della Russia” riguardo le conseguenze irreversibili denunciate da Mosca

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La dura nota emanata ieri dal Cremlino, al nostro Paese, con la quale si afferma che qualora l’Italia dovesse intraprendere nuove e più dure sanzioni verso la Russia ciò causerebbe delle “conseguenze irreversibili” non fa altro che confermare quanto da noi detto da quel fatidico 24 febbraio.

Sono 20 giorni che tutti i media italiani ci leggono e trattano come delle novelle Cassandre: ribadiamo che, l’Italia, in questa crisi Diplomatico/Militare, risulta essere, tra i Paesi UE, il più esposto a questa “perturbazione”, accidenti che potrebbe abbattersi sulle nostre coste come il peggiore dei maremoti. Infatti i rapporti economici del nostro Paese con la Federazione Russa risultano essere non un semplice pilastro, per quanto tale struttura sia importante, ma un vero e proprio muro portante. Parete i cui mattoni e la malta che li unisce, sono rappresentati dai tanti accordi bilaterali, dalle mille aziende che operano al di qua ed al di là del Lago dei Ciudi, dagli innumerevoli scambi culturali e dalle tante e vere e proprie relazioni d’aiuto che, spesso, sono andate ben oltre il semplice rapporto istituzionale, come dimostrato, ad esempio, nel calore e l’afflato dato dai russi nella ricostruzione dell’Aquila e nell’aiuto prestato alla città di Bergamo nella prima fase della Pandemia.

Ora, se noi abbiamo la memoria corta, i russi, invece, non ce l’hanno e, infatti, non hanno mancato di rimarcare, nella sopraddetta nota, attraverso Alexei Paramonov, Direttore del Dipartimento europeo del ministero degli Esteri russo, che «Roma ha ricevuto … un’assistenza significativa per il Covid (e questa richiesta) è stata inviata anche dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini, che ora è uno dei principali “falchi” e ispiratori della campagna anti-russa nel Governo italiano».

L’Italia, dunque – ed è quello che sosteniamo da una ventina di giorni a questa parte – dovrebbe imparare dallo Stato d’Israele e dalla Turchia, cioè, farsi mediatore e non giudice, come, tra l’altro, già insegnatoci in passato da uomini come Giorgio La PiraInoltre il lancio, nella passata nottata, del missile ipersonico Khinzal, da parte dell’aviazione russa, non rappresenta una minaccia per l’occidente ma un segnale, per quest’ultimo, per far comprendere che le sorti del conflitto in Ucraina erano segnate a favore di Mosca fin dall’inizio delle ostilità e sarebbe dunque irresponsabile, da parte del Governo di Zelensky, continuare in una resistenza ad oltranza che causerebbe solo ulteriori inutili ed atroci, sofferenze al popolo ucraino. D’altronde un vero leader sa riconoscere quando una guerra è perduta.

Lo capì ad esempio, prima di lui, l’Imperatore del Giappone che, dopo le bombe di Hiroshima Nagasaki, si arrese pur di evitare lo sterminio di tutto il suo popolo, così come lo comprese – certamente in un contesto ben diverso da questo – Re Umberto II che partì volontariamente in esilio in Portogallo per evitare una sicura Guerra Civile alla già distrutta Italia.

In altri termini l’Italia non doveva e non deve continuare ad appiattirsi sulle intransigenti posizioni francesi, non le conviene per se stessa e non le conviene per il bene del popolo ucraino. Avrebbe dovuto, invece, fare squadra, in questa occasione, con la Germania, altro Paese come il nostro devastato dalle controindicazioni delle sanzioni, e far pesare le esigenze italo/tedesche in quel di BruxellesMa se queste considerazioni riguardano il passato nulla osta che Roma possa tornare ad essere pontiere in Europa e non guastatore. D’altronde la pace è il bene supremo e per essa tutte le vie devono essere percorse, anche le più insperate.

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