Scuola, in 16 città il torneo ‘Dire e contraddire’: in Puglia a Trani e Taranto

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Studenti del Sud, Centro e Nord Italia, sotto lo sguardo attento dagli avvocati, stanno affilando le “armi della parola” per la seconda edizione del torneo Dire e Contraddire, progetto di educazione alla legalità rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, frutto del protocollo di intesa tra il Consiglio nazionale forense ed il ministero dell’Istruzione.

L’obiettivo è di fornire ai giovani, guidati e seguiti dagli avvocati degli Ordini forensi, le tecniche di una comunicazione efficace ed efficiente attraverso la capacità di argomentare e controargomentare nel solco dei valori di democrazia, diritti e doveri. Sedici città italiane (Treviso; Trieste; Milano; Vercelli; Fermo; Perugia; Teramo; Pescara; Roma; Torre Annunziata; Trani; Taranto; Vibo Valentia; Catanzaro; Messina; Palermo) ed altrettanti Ordini degli avvocati per 37 istituti scolastici: sono i numeri della seconda edizione del Torneo, quintuplicati rispetto a quella dello scorso anno. Per la consigliera Cnf Daniela Giraudo e coordinatrice della commissione Educazione alla legalità – che oggi interverrà insieme, tra gli altri, alla presidente del Cnf Maria Masi- è “un risultato di grande soddisfazione, soprattutto se collegato alle tante incertezze e difficoltà di questi anni”.

Gli studenti si affronteranno in due gironi di qualificazione fino ad arrivare alla finalissima che si terrà alla fine di maggio. Ma prima che la sfida inizi, gli avvocati referenti dei singoli Ordini forensi affiancheranno i tutor scolastici per la formazione dei ragazzi con lezioni sulle tecniche di retorica, di argomentazione e di comunicazione. “Alla base del torneo – afferma la coordinatrice nazionale del Torneo, Angela Mazziac’è l’invito a una costruzione ordinata del discorso. L’accento non sta sul ‘dialogare’ ma sul ‘convincere’. Dal ‘cosa dire’ al ‘come dirlo’. Questo perché gli insegnamenti dell’eloquenza appaiono ancora in grado di ricordarci il potere della parola e l’arte di darle sempre nuova forma ed efficacia. Dal travaglio della disputa nasce una nuova consapevolezza di sé, il controllo dell’emotività, la parola come strumento di crescita e di emancipazione”.

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