Milleproroghe: è ancora stallo su articolo ex Ilva

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 Ancora in stallo, in commissione alla Camera, la definizione del nodo dell’articolo 21 del decreto Milleproroghe relativo all’ex Ilva. Restano ancora accantonati – su richiesta dei relatori con parere conforme del Governo – i tanti emendamenti soppressivi dell’art. 21 presentati dai parlamentari di Pd, M5S, Italia Viva, Forza Italia, Alternativa, nonche’ del Gruppo Misto. Da varie forze politiche si contesta infatti il trasferimento di 575 milioni di euro del patrimonio destinato di Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria degli impianti siderurgici, dalle bonifiche dei siti inquinati a Taranto alla futura decarbonizzazione della produzione dell’acciaio (le bonifiche che sono a carico della societa’ pubblica Ilva in amministrazione straordinaria).

Giovanni Vianello, di Alternativa, dichiara che “ancora nessuna notizia dal Governo, generalmente ciò accade quando il Governo non ha intenzione di fare passi indietro, atteggiamento che generalmente tende a sfociare al piu’ ad un “punto di caduta” rappresentato da una riformulazione. Il problema – osserva Vianello – è che la riformulazione di un emendamento soppressivo da parte del Governo violerebbe le prerogative parlamentari in quanto si snaturerebbe la ratio della soppressione dell’articolo 21. Staremo a vedere”.


“Va da se
– aggiunge Vianello – che se alle forze di maggioranza (Forza Italia, Pd , M5S, Italia Viva) non tremeranno le gambe e non si svenderanno per altro, la soppressione dell’articolo 21 del Milleproroghe sarebbe cosa fatta visto che questi partiti di maggioranza piu’ l’opposizione hanno i numeri per farlo”. Interviene sul tema anche il sindacato Usb, che dichiara “che, nel caso in cui fosse necessario, non esitera’ a mettere in piedi nuove iniziative a sostegno dei vari emendamenti presentati al fine di sopprimere il famoso articolo 21 del Milleproroghe”.

“Nessuno si permetta di trasferire i 575 milioni di euro dalle bonifiche alla produzione – rileva Franco Rizzo dell’Usb -. Quelle risorse servono per riqualificare il territorio e dare un’ opportunita’ di lavoro agli ex Ilva in as che sono in cassa integrazione da piu’ di tre anni ormai”. “Questo a maggior ragione dal momento che parliamo di un gruppo, ArcelorMittal, che ha dichiarato di aver fatto utili per oltre 15 mld di euro. Che senso ha dare somme pubbliche ad un privato che fa’ profitti cosi’ corposi?” conclude Usb.

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