Lavoro Puglia, Cgil: “Rischi occupazionali per giovani e donne”

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La Puglia non riesce a dare un futuro ai giovani e alle donne che hanno sempre più difficoltà a trovare lavoro. È quanto sostiene la Cgil Puglia commentando i dati Istat relativi alla occupazione. Il tasso di occupazione femminile è pari al 32,5% mentre il tasso di inattività è quasi doppio: 60,6%. Non va meglio per i giovani specie per i cosiddetti neet, ovvero non inseriti in percorsi lavorativi o di formazione: sono il 28,6%. Più dell’86% degli under 29 che lavora in Puglia ha come titolo di studio il diploma o la licenzia media mentre solo il 13,8% è laureato. Un quarto del totale degli occupati lavora nel commercio, un altro 20% tra agricoltura e servizi che però si contraddistinguono per precarietà, part time, stagionalità e paghe basse.
I rapporti di lavoro attivati in Puglia nel primo semestre dell’anno scorso sono stati 538mila, di cui 446mila a tempo determinato, mentre i rapporti cessati sono stati 391mila, di cui oltre 236mila con una durata di un solo mese e 106mila da 1 a 3 mesi. Prevalgono come settori ancora l’agricoltura, il turismo, il commercio. La precarietà sembra affermarsi anche nel 2022. Secondo la rilevazione di Unioncamere e Anpal sui fabbisogni occupazionali delle imprese pugliesi, il 53% nel primo trimestre dell’anno riguarda contratti a tempo determinato, solo nel 24% a tempo indeterminato, il resto diviso tra collaborazione, somministrazione, apprendistato. Per il sindacato c’è in Puglia un problema di dimensionamento e vocazione produttiva delle imprese: l’83,8% dei dipendenti lavora in aziende che impiegano da 0 e 9 occupati, il 60,6% sono imprese Individuali. La Cgil Puglia commenta anche l’indagine AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati e prende come campione il Politecnico di Bari: a 3 anni dalla laurea lavora l’87,8%, ma di questi il 4,8% all’estero, il 35% in regioni del Centro – Nord, il restante 59% al Sud. I poveri occupati sono quasi 60mila mentre i poveri in età lavorativa 259mila.
Il numero di famiglie povere è pari a 124mila unità per un totale di 356mila persone coinvolte. Sono 397mila le famiglie che presentano dichiarazioni Isee inferiore a 10mila euro. Il reddito medio è di poco oltre i 15mila euro e su 2,5 milioni di contribuenti in Puglia, 1,7 milioni sono sotto i 20mila euro, 241mila stanno sotto i 1000 euro, 570mila tra 5mila e 10mila.  All’aumento della povertà corrisponde una forte emigrazione. In Puglia tra il 2002 e il 2020, ancora la Cgil, hanno trasferito all’estero la residenza quasi 90mila persone mentre in un’altra regione italiana oltre 470mila. Le statistiche sperimentali dicono che nel 2030 la Puglia vedrà la sua popolazione ridursi rispetto al 2020 di 211mila unità di cui 102mila saranno giovani nella fascia 15-34 anni. “Il rischio è la desertificazione demografica e la riduzione delle persone in età lavorativa”, sostiene il sindacato ricordando che il 2021 è stato l’ennesimo anno nero per la Puglia per gli incidenti sui luoghi di lavoro con “67 denunce di infortunio al giorno, 96 gli infortuni mortali totali”. Lo scorso anno, secondo dati Inail, delle 532 ispezioni fatte, 519 sono risultate non in regola (97%) con 4.893 lavoratori in nero.

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