Rincaro bollette, Filipponio (Partito Meridionalista denuncia): “Paralisi economia già visibile”

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Riceviamo e pubblichiamo la nota di Michele Filipponio, dirigente politico del Partito Meridionalista, che affronta la questione del caro-bollette. 

«I nuovi dati sul rialzo del costo dei prezzi dell’energia – diramati nei giorni scorsi dall’Autorità di regolazione per Energia, Reti e Ambiente – confermano, per il primo trimestre del 2022 un +55% (era +29,8% ad Ottobre 2021) per l’elettricità; e, un +41,8% (era +14,4% ad Ottobre 2021) per il gas. 

Aggiungiamo, il caos trasporti dovuto alla pandemia in atto oltre alla generale instabilità dei costi di tutti i componenti utilizzati nei processi produttivi rendono difficile una corretta pianificazione e soprattutto la definizione di strategie di pricing (prezzo), commerciali ed organizzative di medio-lungo periodo, che aziende (S.p.A. ed S.r.l.) e mPMI (micro-Piccole Medie Imprese) dovranno affrontare, per rimanere sul mercato e difendersi dalla concorrenza con altre aree all’interno dell’Europa stessa, ma con costo del lavoro e logistici di gran lunga più bassi dell’Italia. Nonostante ciò imprese, commercianti, artigiani e liberi professionisti hanno la volontà di tentare di assorbire gli aumenti (costi di gestione) ed evitare, quindi, di riversarli sulla propria clientela (aumento costi di servizi e/o prodotti offerti). Ma fino a quando, gli imprenditori saranno resilienti e martiri della pandemia, senza essere chiamati “Eroi o Cavalieri al Merito della Repubblica”?

Come si può immaginare vista la globalità del fenomeno, gli eccessivi rincari energetici stanno generando aumenti a catena dei costi produttivi e logistici in tutte le filiere, comparti e settori con forti ripercussioni sui costi dei semilavorati e dei prodotti finiti. I settori maggiormente colpiti: edilizia, commercio e ristorazione. I segnali di una “tempesta perfetta” ci sono già e sta per abbattersi sui cantieri edili, negozi, bar,  ristoranti e alberghi. 

Nel comparto dell’edilizia, già provato dai molteplici aumenti dei costi delle materie prime (legno, acciaio, vetro, ceramica, carta, plastica, ecc.) si evidenzia, questo andamento al rialzo costante, soprattutto legati all’attuazione dei cantieri pubblici del P.N.R.R. (Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza) e dei cantieri privati: Superbonus 110%, Sconto in fattura, Bonus facciate, ecc.; nel commercio, “luci spente” nei negozi in segno di protesta; nei settori della ristorazione ed ospitalità: serrande giù per settimane, chiusure delle attività, casse integrazioni guadagni (cig) e licenziamenti volontari di operatori, che cambiano “completamente” settore lavorativo. Nei mesi scorsi, gli studi di settore, di Associazioni di Categoria ed Osservatori vari (ANCE, Confedilizia, Confcommercio, Confartigianato, Confindustria, Ufficio Studi Sole 24 Ore, ecc.) hanno lanciato l’allarme sulla questione energetica. La CGIA Mestre dichiara: “Il caro energia sta colpendo indistintamente tutte le imprese, anche se le piccole, ben prima degli aumenti boom registrati negli ultimi mesi, subiscono un trattamento di sfavore rispetto alle grandi realtà produttive”. Questa è un’ulteriore dimostrazione che il Belpaese non è a “misura” di micro-piccole-medie imprese, che costituiscono oltre il 99% delle aziende presenti in Italia, diano lavoro ad oltre il 60% degli addetti del settore privato, sono la caratteristica del Made in Italy nel mondo. Ma, continuano ad essere discriminate dai Governi.

Nelle regioni del Mezzogiorno le cose si complicano. Anzi, si aggravano. Alla mancanza cronica delle “opportunità” di lavoro e voglia di intraprendere, il rincaro delle bollette ha già paralizzato famiglie ed imprese. Il malcontento, verso lo Stato, aumenta sempre più, perché cittadini ed imprenditori “sopravvivono” con pensioni ed assegni sociali, cassa integrazione, reddito di cittadinanza, clienti fidelizzati, mini-fatturati, taglio dei costi di fornitura e licenziamenti volontari di dipendenti; ma, sono “schiacciati” dai debiti bancari e “strozzati” dai debiti richiesti agli usurai. Quest’ultimi aumentati durante i primi due anni di pandemia. 

Il Governo Draghi sta intervenendo con “aiutini di Stato” per calmierare l’aumento dei prezzi di luce e gas. Ma, senza aiuti economici più consistenti, corposi, a fondo perduto e una riforma strutturale (piramidale) del sistema, tutto lo “stivale” potrebbe presto bloccarsi. E le famiglie, difficilmente, potranno rinunciare a pagare le bollette di gas, luce e acqua, e per questo abbatteranno le spese superflue (per citarne alcune): abbigliamento, intrattenimento, ristorazione e viaggi. Settori già largamente bloccati dalla pandemia in corso e dalle “assurde” restrizioni governative anti-Covid. Lo stesso premier incaricato Draghi, nella conferenza stampa di fine anno, ha chiamato in causa «…i grandi produttori e venditori di energia che stanno facendo profitti fantastici…dovranno partecipare al sostegno del resto dell’economia». Ad oggi, non ho visto nessun parlamentare “eletto” attivarsi per la giusta causa. Né tanto meno “prodigi” consulenti, capi, vice-capi e assistenti capi di gabinetto che affollano i corridoi ministeriali, regionali e comunali.

Infine, le troppe regole, regolette e scaricabarile sui controlli anti-covid rischiano di “accelerare” la paralisi dell’economia italiana, già disastrata da lunghi lustri di spending review, che tanto piace a Bruxelles».

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