Covid: Aifa, antivirali in pillole prescritti a 4.117 pazienti

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In Italia, fino al 3 febbraio, sono stati 4.117 i pazienti che hanno ricevuto una prescrizione di molnupiravir, la ‘pillola anti-Covid’ di Merck-MSD che può essere assunta dal paziente a casa propria ed indicata per persone con Covid-19 lieve-moderato e di recente insorgenza, ma con fattori di rischio per la forma grave. E’ quanto emerge dai risultati del terzo monitoraggio dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) sull’utilizzo degli antivirali per il Covid-19. La determinazione Aifa sulle modalità di utilizzo in fase precoce degli antivirali è in vigore dal 30 dicembre, giorno dal quale è partito il monitoraggio.

Di fatto però, la distribuzione è stata avviata il 4 gennaio e dopo sono iniziate le prescrizioni e l’inserimento dei pazienti nei registri. Per quanto riguarda Lagevrio (molnupiravir) di Merck-MSD, ovvero il primo antivirale orale specifico contro il Sars-Cov-2, dall’inizio del monitoraggio al primo febbraio sono avviati trattamenti per 3.932 pazienti in Italia. Ampie le differenze regionali: 539 sono i trattamenti avviati nel Lazio, 531 in Liguria, 458 in Piemonte, 422 in Veneto, 333 in Toscana, 283 in Lombardia, 249 nelle Marche, 248 in Puglia, 170 in Emilia Romagna, in 137 Friuli Venezia Giulia, 109 in Sardegna e Umbria. Le altre regioni sono sotto i 100 e in Basilicata non ne risulta nessuno. Il report Aifa non riporta ancora i dati relativi a Paxlovid, farmaco in compressa e da assumere a domicilio, sviluppato da Pfizer per il trattamento precoce dei pazienti affetti da Sars-CoV-2, arrivato in Italia solo una paio di giorni fa. Sono stati, invece, 2.871, fino al 2 febbraio, i pazienti che, in fase precoce di malattia, hanno ricevuto Veklury (remdesivir), l’antivirale di Gilead sviluppato per il virus Ebola ma che si è dimostrato efficace contro il Sars-Cov-2. A differenza degli antivirali di Merck-Msd e Pfizer, questo è però somministrabile endovena, e non per via orale.

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