Bollette: a Taranto flash mob Confcommercio contro i rincari

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Contro il caro-bollette che sta colpendo negozi, consumi e imprese, flash mob questa mattina a Taranto di Confcommercio davanti alla sede dell’associazione. Una protesta silenziosa con i commercianti e i rappresentanti delle categorie che hanno innalzato cartelli che riproducevano i dati delle bollette elettriche del bimestre novembre-dicembre 2021 con pagamento a gennaio 2022.  Citando proprio le difficoltà dei carbodistributori, Castellana sottolinea che «a parità di consumo come riferimento di kilowatt, c’è stato un aumento di una volta e mezzo. Che cosa significa? Se, facendo un esempio, a dicembre 2020 consumavamo 1000 kilowatt di energia elettrica e la bolletta era pari a 1.000 euro, quest’anno la bolletta, a parità di consumi, ci costa 2.500 euro». 

«Contrariamente ad altre categorie – rileva il vice presidente – noi distributori di carburante siamo l’unica che non ha la possibilità assoluta di scaricare sul consumatore l’aumento del costo dell’energia. Questo perché il punto vendita dei distributori di carburante non ha autonomia nel prezzo finale di vendita, ma il costo dell’energia è l’elemento fondamentale di un bilancio di un’azienda come queste. Se aumenta questo, automaticamente si contraggono i ricavi, pure via via assottigliatisi per una contrazione nei consumi».

«Così non si può reggere, chiediamo al Governo una politica energetica importante che renda l’Italia autosufficiente e un intervento altrettanto importante a sostegno delle imprese – ha rilevato il presidente di Confcommercio Taranto -. Perché non è possibile che una azienda che deve produrre, chiuda perché è elevatissimo il costo dell’energia». Secondo Giangrande, «gli aumenti stratosferici delle bollette non puoi caricarli sul consumatore perché è già spaventato e i consumi si stanno ritraendo. Sono aumentati tutti i prezzi. Nella distribuzione – ha aggiunto – abbiamo costantemente richieste di aumenti perché l’industria non ce la fa. Per un esempio, mezzo chilo di pasta è aumentato da 0,45-0,49 a 0,65-0,79».

«Nel momento in cui ci sono questi aumenti – osserva Giangrandesi prova a contenere ma il problema di fondo è che poi i consumi frenano e non c’è ripresa. Bisogna intervenire strutturalmente per dare una mano alle imprese. Perché – conclude – è tutto a catena: energia, trasporti, gasolio. Così si crea ansia nel consumatore e non quel circuito virtuoso che nel 2021 c’è stato».

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