Mafia, blitz Taranto: “Metà non rispondono a gip e metà negano”

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Metà delle persone interrogate oggi dopo il blitz antimafia a Taranto del 2 febbraio scorso si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, gli altri, invece, hanno negato ogni contestazione di reato sostenendo che sono equivoche le interpretazioni fatte delle intercettazioni. E’ il bilancio della giornata degli interrogatori svolti oggi dal gip di Lecce Marcello Rizzo. Oggi gli interrogatori hanno riguardato le prime 25 persone arrestate nel blitz antimafia condotto dalla Polizia a Taranto su indagine della Dda di Lecce. Il blitz ha riguardato l’emissione di 38 misure cautelari, di cui 28 in carcere e 10 ai domiciliari.

Associazione per delinquere di stampo mafioso aggravata dalla disponibilita’ di armi e’ uno dei reati contestati nell’ordinanza. L’operazione ha stroncato un lucroso giro di estorsioni e di spaccio di droga ed alimentavano l’organizzazione di stampo mafioso. Le estorsioni venivano praticate nei confronti di attivita’ economiche, esercizi commerciali e anche nei confronti di piazze di spaccio. Il clan sgominato e’ quello riconducibile ai fratelli Pascali, Nicola e Giuseppe, che sono attualmente in carcere ma che dalla cella, attraverso le loro mogli, arrestate nell’operazione di ieri, gestivano ugualmente le attivita’ illecite. Il blitz della Polizia e’ frutto di indagini partite nell’autunno del 2018. Non c’e’ stata alcuna segnalazione da parte delle vittime soggette alle estorsioni. Il gip Rizzo ha effettuato gli interrogatori di oggi in modalita’ videocall in collegamento tra l’aula bunker del carcere di Lecce e le carceri di Taranto, Bari, Napoli e Como, dove sono recluse le persone coinvolte nell’operazione antimafia.

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