Raddoppiati i suicidi tra giovani: serve un piano per la salute mentale post lockdown

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L’emergenza sanitaria ha avuto nel settore della giustizia conseguenze “devastanti” per gli adolescenti dal momento che le regole per limitare il contagio ha comportato “l’esclusione” dalla socialità, ma anche degli interventi di sostegno assicurato ai giovani e alle famiglie in difficoltà. E’ quanto emerge nella relazione sull’amministrazione della giustizia nel Distretto della corte di Appello di Milano diffusa in occasione dell’anno giudiziario.

Si sottolinea la “disattenzione da parte delle istituzioni” verso i minori, attenzione richiamata solo dall’ “esplosione della rabbia collettiva” come nell’episodio avvenuto nel Gallaratese dove due gruppi si sono affrontati con mezze e catene. “Nel periodo della pandemia si è rilevato che i ragazzi in carico ai servizi della giustizia minorile per maltrattamenti contro i familiari nel distretto milanese sono aumentati di oltre il 40% e la loro età media si è abbassata: la maggior parte ha meno di 15 anni e si tratta quindi di ragazzini che faticano a riconoscere il disvalore delle azioni agite all’interno di un contesto familiare problematico, conflittuale e spesso fortemente ambivalente”. 

In questo senso “è sempre più urgente mettere in campo una azione preventiva efficace per intercettare il disagio, accentuato dall’isolamento e dal confinamento imposti dalla pandemia. Manca invero un piano educativo e sanitario sulla salute mentale, inteso a individuare precocemente i segni di disturbi psichici e comportamentali dei giovani e dei ragazzi, nonostante siano aumentati i gesti di autolesionismo, accentuati dalle sfide online come quelle di Tik Tok, e siano raddoppiati i tentativi di suicidio e anche i suicidi portati a termine”, si sottolinea nella relazione del presidente della corte d’Appello di Milano Giuseppe Ondei.

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