Rinviato ancora il Ruby Ter: “si vota per il Quirinale”

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Ha messo sul tavolo due motivi, l’emergenza Covid e l’avvicinarsi delle votazioni per l’elezione del presidente della Repubblica, la difesa di Silvio Berlusconi, che oggi ha chiesto e ottenuto l’ennesimo rinvio del processo milanese sul caso Ruby Ter, che slitta ancora di circa un mese.

Ora, però, in due udienze, come hanno stabilito i giudici, il legale Federico Cecconi dovrà concentrare la fase dell’ascolto dei propri testimoni, il primo dei quali è stato sentito stamani in un’aula bunker alla periferia sud di Milano. Il difensore, al termine della deposizione dell’ex capo dei servizi di vigilanza di villa San Martino, rivolto ai giudici ha prima di tutto parlato della“situazione pandemica che sta creando problemi di organizzazione dei testimoni che abbiamo citato”.

Per oggi, infatti, ne erano previsti otto, ma se ne è presentato solo uno. “Il rischio – ha proseguito – è che nelle prossime udienze possano esserci altri impedimenti”. Ha preannunciato che sfoltirà ancora la lista dei testi, già passati da 104 a 35, e poi ha fatto presente anche “che l’udienza di mercoledì prossimo” cadeva in un periodo in cui “iniziano le prime sedute per l’elezione del presidente della Repubblica”.

E ha aggiunto: “lo dico a prescindere dal fatto che il dottor Berlusconi possa essere ufficialmente candidato, ma è una ragione di opportunità, lo dico per una valutazione al fine di un rinvio con ovviamente la sospensione dei termini di prescrizione”.

Dopo l’intervento del procuratore aggiunto, Tiziana Siciliano, che ha chiesto al collegio della settima penale di limitarsi “a valutare l’organizzazione ragionevole” del processo, i giudici sono usciti dalla camera di consiglio e hanno avuto un’ulteriore interlocuzione con la difesa del Cavaliere. Hanno chiesto a Cecconi se ritenesse possibile chiudere in due udienze, tra il 16 e il 23 febbraio, il ‘capitolo’ dei propri testimoni e il legale ha acconsentito. A quel punto il collegio ha deciso, “tenuto conto del risultato dell’udienza odierna”, ossia una sola deposizione contro le otto previste, di rinviare il processo.

Prima era andata in scena la testimonianza di Roberto Sileno, ex coordinatore, ora in pensione, delle guardie private della residenza di Arcore, che ha descritto il ‘pressing’ sul Cavaliere con richieste di denaro da parte delle giovani, poi finite imputate per falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari.

Una di loro, Giovanna Rigato, si presentò, ha riferito il teste, nella “primavera del 2017” davanti a villa San Martino con un “foglio” in cui “c’era scritto che entro 7 giorni il presidente avrebbe dovuto versarle una somma di denaro, un milione di euro, su un conto in Inghilterra, altrimenti disse lei ‘ognuno si assume la sua responsabilità’ “. Ora è imputata per tentata estorsione ai danni dell’ex premier a Monza, dove Berlusconi è stato citato come parte civile per l’udienza del 15 febbraio.

La condotta della giovane, hanno affermato i difensori Corrado Viazzo e Stefano Gerunda, “non è stata di natura estorsiva, ma è solo l’epilogo di una vicenda più complessa e dolorosa”. A Bari, intanto, è in corso un altro processo sulle presunte bugie dette nell’ambito della vicenda “escort”, questa volta da Tarantini il quale, secondo la Procura, sarebbe stato pagato da Berlusconi per mentire. Processo che vede imputato l’ex premier, con prossima udienza il 21 gennaio.

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