Ladisa: l’ex Ilva non è l’Alitalia dove i soldi si sono buttanti a ragione di “bandiera” e dove nessuno è morto

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“Prosegue nello sconcerto più assoluto la (mala) azione del governo nei confronti della città di Taranto. Dalla riunione al MISE (ministero per lo sviluppo economico) tenutasi il 13 u.s. è confermata la linea di Stato di continuare a produrre acciaio mediante un’azienda colabrodo e ai massimi livelli d’inquinamento”. 

Queste le parole di Michele Ladisa, segretario generale del partito Meridionalista, in merito ai recenti sviluppi della vicenda riguardante l’ex Ilva e l’ultima riunione al MISE.

“Secondo il piano industriale presentato e discusso, occorrono 10 anni, 4,7 miliardi di euro e uno tsunami di cassa integrati, tutto finalizzato alla decarbonizzazione e trasformazione degli altiforni all’idrogeno ed elettricità.

Entro il 2025, lo Stato e Arcelor Mittal garantiscono la riduzione di “circa” il 40% di CO2 e del 30% della polveri sottili. Poi, dopo il 2025, si vedrà!

Dal tavolo di discussione non una sola parola nei confronti dei tarantini, delle loro assurde condizioni di vita che si trascinano da una sessantina d’anni.

Nemmeno il recente servizio della nota trasmissione Report che ha denunciato come una percentuale dei bambini del rione Tamburi perdano un quoziente di intelligenza a causa dell’inquinamento prodotto da questa famigerata fabbrica, ha minimamente scalfito la “ragione di Stato”, e neppure le coscienze di lorsignori seduti al tavolo, compreso il governatore Emiliano e la congrega sindacale.

Sbalorditive ed emblematiche le dichiarazione del Ministro leghista Georgetti che, preso atto dello strepitoso piano industriale ha, tra l’altro, dichiarato: Il governo farà la sua parte, continuerà a lavorare con spirito costruttivo mettendo ordine in un pacchetto di norme e di strumenti che consentano di gestire la fase di transizione verso il green di un settore strategico quale quello dell’acciaio.

Con tutto il politichese e la fumosità utilizzata da Georgetti, non si capisce quale parte farà il governo. Certo l’ex Ilva non è l’Alitalia dove i soldi si sono buttanti a ragione di “bandiera” e dove nessuno è morto.

Disarmanti le dichiarazioni del governatore Emiliano che ha parlato di “svolta decisiva ” e ancora che “L’ingresso del governo in questa vicenda è importante. Impieghiamo questi anni per rivoluzionarla dal punto di vista tecnologico e renderla molto competitiva per il futuro”. Di anni parla Emiliano, nuovi anni di snobbate sofferenze, malattie e lutti.

Al tavolo “tecnico” del MISE, come sempre, gli argomenti base sono stati le “ragioni di Stato”, la finanza, gli interessi privati di Arcelor Mittal, in coda l’occupazione. Nulla invece, anche se non è certo una novità, la salute dei cittadini e il colpo di grazia al territorio e all’ambiente.

Oltre ai ministri Georgetti e Orlando, hanno partecipato i dirigenti dell’Arcelor Mittal, Barnabè e Morselli, i governatori Emiliano e Toti, il clan sindacale nazionale dei metalmeccanici, e i non meglio specificati rappresentanti di Invitalia e quelli del Ministro per la transizione ecologica Cingolani e per il Sud, Carfagna.

Questi personaggi vanno citati e non dimenticati. Fa specie osservare l’assenza in prima persona dell’inutile Ministro per il Sud, e ancora di più delle non convocate associazioni dei cittadini tarantini che da anni si battono contro il “mostro”.

Questo catorcio va chiuso e basta. Taranto ha già pagato un contributo umano in modo disumano. I fantasmagorici 4,7 miliardi di euro si utilizzino per nuovo piano economicofinanziario-occupazionale di sviluppo di tutto il territorio che va bonificato, senza l’acciaieria, e con ampia garanzia dello Stato verso l’occupazione delle maestranze e dell’indotto.

A Taranto siamo in prossimità delle consultazioni amministrative. Il Partito Meridionalista annuncia la decisione di scendere in campo, anche a affianco di chi abbia nel suo programma la bocciatura delle assurde decisioni del governo e la ferma determinazione a demolire l’ignobile rottame industriale”.

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