Ex Ilva: relatore speciale Onu, a Taranto per 60 anni emesse diossine cancerogene

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“Lo stabilimento Ilva in Puglia è il più grande impianto siderurgico d’Europa. Per 60 anni ha emesso polveri sottili, diossine cancerogene e altre sostanze pericolose che hanno causato un livello di inquinamento intollerabile”

E’ quanto si legge con riferimento all’ex Ilva di Taranto, nella dichiarazione di fine visita del relatore speciale delle Nazioni Unite sulle implicazioni per i diritti umani della gestione e dello smaltimento ecocompatibile di sostanze e rifiuti pericolosi, Marcos A. Orellana, a conclusione della visita condotta in Italia dal 30 novembre al 13 dicembre 2021.

“Ho apprezzato l’opportunità di visitare Porto Marghera a Venezia, la zona rossa contaminata da sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) in Veneto, il quartiere Tamburi vicino all’impianto Ilva a Taranto, l’area conosciuta come Terra del Fuochi in Campania, e l’impianto di termovalorizzazione di San Vittore, nel Lazio. 

Sono grato ai membri della comunità, ai funzionari, ai dottori e agli avvocati presso questi siti per le informazioni fornite”, ha scritto il relatore.

Sono anche molto grato per gli scambi avuti con i rappresentanti della vibrante ed attiva società civile italiana. Al termine della mia visita, ho il piacere di condividere le mie osservazioni preliminari.

Un rapporto finale sulle questioni e sulle tematiche discusse durante la mia visita sarà presentato alla 51a sessione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite nel settembre 2022″.

Quanto a Taranto: “Lo stabilimento Ilva in Puglia è il più grande impianto siderurgico d’Europa. Per 60 anni ha emesso polveri sottili, diossine cancerogene e altre sostanze pericolose che hanno causato un livello di inquinamento intollerabile”, ha scritto.

“I rapporti medici affermano che l’inquinamento ha causato un’incidenza di cancro, malattie respiratorie, così come malattie cardiovascolari e neurologiche nei lavoratori dell’azienda e nei residenti della città di Taranto”.

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