Ex Ilva: Fiom e Uilm Taranto, proroga Cig senza coinvolgimento

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“L’azienda ha inoltrato alle organizzazioni sindacali un’ulteriore proroga di Cassa integrazione guadagni, per 13 settimane, senza un minimo coinvolgimento delle organizzazioni sindacali che continuano a ritenere illegittimo tale ammortizzatore sociale soprattutto a seguito di un fermo impianti scaturito da una improvvida manutenzione dell’altoforno 4”.

Così i coordinatori di fabbrica Acciaierie d’Italia, sito di Taranto, di Fiom e Uil, Francesco Brigati e Gennaro Oliva, nella lettera indirizzata oggi ai ministri del Lavoro e dello sviluppo economico, a poche ora dall’inizio dell’incontro a Roma.

“A poche ore dall’incontro con i ministeri interessati alla vertenza ex Ilva segnaliamo, ancora una volta, una cattiva gestione della fabbrica, da parte di ArcelorMittal, in merito all’utilizzo della cassa integrazione ordinaria guadagni con cui l’azienda cerca di trarne un improprio beneficio in termini economici”, scrivono i rappresentanti sindacali.

“Ci sono arrivate segnalazioni da parte dei lavoratori in cui si evince un modus operandi di Acciaierie d’Italia di sostituzione di permessi individuali come le ferie, la legge 104, donazione sangue e riposi compensativi con la cassa integrazione”, proseguono.

“Anche dal punto di vista dell’approccio ai temi della sicurezza dei lavoratori assistiamo a un netto peggioramento del rapporto”, aggiungono.

“Qualche mese fa, nonostante il tema degli infortuni sia al centro del dibattito nazionale, l’azienda ha deciso unilateralmente di far venir meno l’incontro settimanale sull’analisi degli infortuni e near-miss, quale strumento di confronto serrato deciso in sede del Mise il 15 Luglio 2019 dopo l’ultimo infortunio mortale avvenuto nello stabilimento.

A questo si aggiunge che il 10 dicembre scorso è stato comunicato che i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza non potranno più ricevere i documenti inerenti la valutazione del rischio (come previsto dall’art.50 D.Lgs. 81/2008), comprimendo e limitando in maniera estremamente pesante il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, con tutto ciò che ne consegue”, vanno avanti.

“E’ del tutto evidente che una gestione di questo tipo non può essere la base sulla quale impostare una transizione ecologica della siderurgia nel nostro Paese, in quanto la sostenibilità ambientale, tutta da verificare, slegata dal rispetto dei diritti dei lavoratori non avrebbe nessun futuro”, concludono.

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